Premetto che la presente vuole
essere semplicemente una pubblica difesa di quella grande risorsa umana
contemporanea che, a mio modesto parere, sono le lavavetri e i lavavetri
d’Italia. Sergio Cofferati vorrebbe metterli sotto la stretta sorveglianza dei
vigili urbani.
Tra le pieghe delle cronache
cittadine si nascondono spesso episodi curiosi, che a volte fanno sorridere e
in alcuni casi fanno riflettere. Gli aneddoti più memorabili sono però quelli
che producono entrambi gli effetti, provocandoci una “pensosa risata”.
A questa sottospecie appartiene il
caso-lavavetri, nuovo contributo del Sindaco di Bologna al dibattito
politico-culturale italiano ed ennesima dimostrazione della crescente influenza
degli Enti Locali sulle grandi Questioni Nazionali.
Come sanno bene i patentati di
qualunque città italiana, il nemico numero uno di ogni automobilista che si
rispetti è il semaforo. Specialmente se quel “moralista” che ti precede
inchioda col semaforo giallo! In questi casi la prima maledizione che ti
scappa, indirizzata per l’appunto al pilota-moralista, è spesso giustificata
dai due minuti che ti ha appena fatto perdere: anche questa volta ti sei
giocato con ogni probabilità il calcio d’inizio o le prime tre notizie del tg.
Ma oggi come oggi - anche grazie
alla “inettitudine” dell’attuale governo - il destino di chi ha la sventura di
rispettare i semafori è un altro: nulla ti può infatti salvare dall’agguato
dello spazzolone! E’ proprio in questi momenti, quando le prime luride gocce
d’acqua fetida e schiumosa imbrattano irrimediabilmente il tuo lunotto, che ti
rendi conto che anche l’ingiustizia, come la giustizia, non è uguale per tutti.
E invece no, cari miei. Io dico che il lavavetri è come un panda: va difeso, perdinci!
L’uomo contemporaneo (cittadino
e/o amministratore) è troppo stressato per vedere con chiarezza la preziosa
funzione sociale dello spazzolone umano. Ma come? Come si fa a non comprendere
che la precondizione della legalità è la “trasparenza”? Proviamo a pensare
quanti semafori rossi non sarebbero rispettati, magari a causa di un lunotto
perennemente incrostato di polveri sottili, “caramellate” dopo giorni di
siccità.
E’ evidente che un ipotetico
detentore di spazzolone, qualora lo usasse per importunarci anziché lavarci (si
fa per dire) il vetro, diverrebbe immediatamente aggressore: non più lavavetri.
Eppure chi ha suggerito al Sindaco
di inviare i vigili urbani nei cantieri insicuri piuttosto che ai semafori (che
peraltro, quando funzionano, svolgono già un ottimo servizio di “ordine
pubblico”) si è sentito rispondere che “nei cantieri ci vanno gli ispettori del Ministero del
Lavoro”. Allora si potrebbe aggiungere: “e agli eventuali aggressori forse ci
deve pensare la Polizia” (italiana si intende: non quella Municipale).
Quanto durerà il dibattito sul caso-lavavetri? Chi può
dirlo. Una cosa è certa: più gli errori sono grandi, più sono venerati.
Specialmente da chi fa “informazione”.
Riccardo Lenzi