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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 11 GENNAIO 2006
Una politica stupefacente

RICCARDO LENZI *

Come dice uno degli spot televisivi del governo, la vita è stupefacente. Specialmente per gli italiani. Perché drogarsi quando abbiamo un Presidente del Consiglio "stupefacente"? Nemmeno le maniere forti di Muccioli basterebbero per sbarazzarci di questa "scimmia". Nel giro di un paio di giorni il Presidente Affiliato (P2: tessera 1816) è riuscito a dire due tra le più grandi verità dell’anno nuovo.
Prima ci ha stupefatti affermando (senza però, ad onor del vero, giurare sui figli) che lui non ha mai mescolato politica e affari - verissimo: iddu pensa solo a iddu, ovvero solo agli affari, suoi e dei compari Cesare e Marcello.
Poi ci ha di colpo riportati alla dura realtà con una considerazione di una veridicità degna di ben altri pulpiti: "Questa è una vicenda che può levare voti alla sinistra. Può incentivare l’astensionismo nei loro militanti". E’ una verità amara e dà fastidio sentirla pronunciare da chi è famoso per (e grazie a) le proprie menzogne (l’ultima? "Entrando in politica ci ho rimesso economicamente". Bugia. Mediaset ha triplicato gli utili).

Ascoltare in questi giorni Giovanardi che accusa i Ds di perverso collateralismo con le coop (o Casini che respinge il codice etico proposto da Prodi e Fassino) è senz’altro stupefacente. Non fosse altro perché l’Udc ha un presidente di Regione (in scadenza) sotto processo per mafia. Per non dire del sindaco Udc di Roccamena (Palermo) - anch’egli in odor di mafia - arrestato per aver raso al suolo con una ruspa (sic!) la casa di un avversario politico: uno “sgombero” alla faccia della legalità… Senza dimenticare che tra gli indagati dalla procura di Milano c’è anche l'europarlamentare/imprenditore Udc Vito Bonsignore… a proposito di affari e politica, se questo è l’argomento.
Se invece volessimo occuparci di gossip, varrebbe la pena ricordare gli stretti rapporti di parentela tra il Presidente della Camera e il palazzinaro Caltagirone; il papà della "consorte" di Casini è dentro fino al collo nell’inchiesta "Bancopoli". Anche in questo caso viene spontaneo chiedersi da quale "pulpito" viene la predica. Non era il bel Pierferdinando quello che invitava ad "abbassare i toni"?

Speriamo che - non prima di aver risposto in modo esauriente alle richieste di spiegazioni del proprio elettorato - mai più nessuno nel centrosinistra rispolveri le nefaste intese bipartisan e si cominci finalmente a scavare un fossato, una voragine (etica e, soprattutto, politica) tra l’Unione di Romano Prodi e chi da cinque anni sostiene un governo che "convive" con la mafia, calpesta la Costituzione e la Resistenza insultando ("stupidi" li ha chiamati Silvio) i cittadini che votano a sinistra. Le lettere pubblicate dall’Unità dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, che molti militanti di sinistra non sono stupidi e non hanno nemmeno l’anello al naso. E difficilmente le loro perplessità possono essere liquidate come "moralismo".

Ora, a pochi mesi dalle elezioni, mentre la magistratura continuerà a fare il suo dovere e i giornalisti il loro mestiere, l’Unione farebbe bene a preoccuparsi soprattutto di non perdere voti (e non più di intercettare quelli dell’elettorato di centrodestra).
Dovrebbe fare chiarezza e, se necessario, fare pulizia (a prescindere dalle indagini e dalle intercettazioni più o meno legittime; e a prescindere anche dalle calunnie). Dovrebbe ricompattarsi ritrovando lo spirito del 16 ottobre, non dimenticando che quel giorno 4.300.000 cittadini-elettori (un numero che supera ampiamente quello dei militanti di partito) hanno votato non tanto "contro Berlusconi" - come qualcuno ha detto - ma per l’Unione. Chi come il sottoscritto ha partecipato attivamente alle primarie vinte da Romano Prodi, ricorda un clima di entusiasmo nel quale si respirava la saggezza di un popolo unito e intenzionato a partecipare in prima persona alle scelte del proprio schieramento politico. Una volontà subito frustrata dalla legge-truffa elettorale, che ha impedito all’Unione l’adozione delle primarie di collegio, scippando così ai cittadini la possibilità di contribuire alla scelta di chi candidare sotto il simbolo dell’Unione. Quel simbolo che il 16 ottobre ha riunito i noglobal e Mastella, Di Pietro e i socialisti, Rutelli e Bertinotti, Prodi e D’Alema …
Praticamente un miracolo! Noi sì che il miracolo lo avevamo fatto, anche senza essere unti dal Signore.

I dirigenti dell’Unione, specie quelli che per anni ci hanno spiegato che non si può essere solo contro Berlusconi perché "la politica è un’altra cosa", devono avere l’umiltà di ascoltare i propri elettori. Perché il 9 aprile astenersi sarebbe da incoscienti; ma turarsi il naso sarebbe da masochisti.
Una cosa è certa. Nel centrodestra non è solo Berlusconi a non poter parlare di commistioni tra politica e affari: il peccato è così diffuso da quelle parti che solo Domenico Fisichella potrebbe permettersi di tirare la prima pietra!

*iscritto all’A.N.P.I. di Bologna

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