
“QUEL CHE CI
UNISCE”
Siamo cittadine e cittadini
bolognesi che condividono, al di là delle eventuali appartenenze di partito, i
valori di democrazia, libertà, legalità, dignità, tutela dei diritti, della
salute, dell'ambiente, che riteniamo propri del centrosinistra e che vediamo
minacciati dal centrodestra.
Siamo fra i 4.311.000 italiani che
il 16 ottobre hanno scelto il candidato alla presidenza del consiglio, fra
quelli proposti da tutte le componenti dell'Unione, dai no global all'Udeur. I
candidati si sono impegnati ad accettare il risultato della consultazione, con
le logiche conseguenze su programmi e guida dell’Unione.
Un grave colpo al rinnovamento
democratico del Paese è stato inferto dalla nuova legge
elettorale, voluta dal centrodestra - contro la volontà
dei cittadini espressa nel referendum del 1993 - solo per
ridimensionare il temuto successo del centrosinistra. Una legge che rischia di
rendere ingovernabile il Paese, di accentuare la competizione interna tra
alleati anziché tra coalizioni e che, attraverso le liste bloccate, produrrà un
parlamento non eletto dai cittadini, ma nominato dai
partiti.
Le sconcertanti vicende delle
scalate bancarie ed editoriali (Antonveneta, RCS, BNL) hanno portato un
ulteriore elemento di smarrimento per una parte dell’elettorato. Anche se
rispediamo al mittente con forza la ridicola campagna mediatica di omologazione
alle malversazioni del centrodestra innescata da Berlusconi, temiamo che tutto
questo possa determinare delusione e astensionismo nel centrosinistra ed
alienarci le simpatie di quella parte dell’elettorato di centrodestra deluso
dalla politica affaristica del governo. Occorre perciò reagire al più presto e
con grande determinazione.
Guardiamo al prossimo 9
aprile come ad un nuovo 25 aprile che liberi il nostro Paese da tutto ciò
che consideriamo inaccettabile nel berlusconismo: il disprezzo delle regole,
l’inquinamento del rapporto tra politica ed economia, l’elogio dell’affarismo e
dell’evasione fiscale, lo spregio della legalità, delle istituzioni e dei
principi che ne sono la base.
Cinque anni di questo governo hanno
prodotto lo sfascio dell’economia e dei servizi, il degrado della cultura, lo
stravolgimento delle istituzioni. Debito pubblico in continua crescita;
inflazione sotto (parziale) controllo solo grazie all’appartenenza all’euro (la
cui introduzione, non governata dal centrodestra, ha peraltro consentito
operazioni speculative a danno dei consumatori); precarietà occupazionale ormai
sistemica; produzione industriale in semi stagnazione; evasione fiscale in
rapidissima ascesa: sono la pesante eredità che lascia il centrodestra. E se un
po’ di legalità è rimasta lo dobbiamo alla magistratura che in questi anni non
si è lasciata intimidire.
Se la Resistenza, che ha visto
unirsi forze politiche e culturali diverse, ha saputo dare all’Italia una
valida Costituzione repubblicana, oggi, di fronte all’attacco sferrato
alle fondamenta democratiche, è e resta indispensabile unirsi, difendendo
la Costituzione con il referendum e poi realizzandone, con l’azione politica e
di governo, i principi e gli impegni.
Nella Costituzione
ci sono le risposte giuste alle esigenze dei cittadini:
·
la SOLIDARIETÀ, l’inclusione sociale e la convivenza civile (art.
3);
·
il primato del LAVORO sul mercato (artt. 4, 41,
46);
·
il NO ALLA GUERRA (art. 11);
·
la LIBERTÀ DI ACCESSO ALLE INFORMAZIONI e la libertà di espressione
(art. 21);
·
il diritto ad una SANITÀ pubblica e gratuita (art.
32);
·
il diritto alla conoscenza e ad una ISTRUZIONE PUBBLICA (art.
9);
·
il diritto/dovere alla tutela dell’ AMBIENTE (art.117
);
·
la parità tra UOMO E DONNA nella politica, nell’economia, nella società
(art. 51)
Questi principi costituzionali
devono rispecchiarsi negli impegni dell’Unione, alla quale chiediamo di
ricostruire il sistema della regole istituzionali
attraverso
1) l’inserimento nel programma
di:
· una legge sul
conflitto di interessi, valida per tutti gli incarichi pubblici e che
regolamenti i rapporti tra politica ed economia;
· una efficace
limitazione alla concentrazione della proprietà dei mezzi di
comunicazione; la promozione e la difesa del pluralismo
nell’informazione del sistema pubblico, non all’insegna della lottizzazione ma
della qualità;
· una legge sui
partiti che ne assicuri il funzionamento democratico e la trasparenza dei
bilanci;
· una legge elettorale
che garantisca il coinvolgimento attivo dell’elettorato anche nella scelta dei
candidati, tramite le primarie;
2) l’assunzione da parte di tutti i
partiti che compongono l’Unione dell’impegno a restare fedeli al vincolo di
coalizione per non ripetere l'errore del 1998. Va in sostanza codificato il
risultato delle primarie del 16 ottobre 2005, vera e propria costituente
popolare della Unione;
3) nell’immediato, l’apertura delle
liste elettorali, in posizioni eleggibili, non a generici candidati
della società civile (riteniamo infatti che anche chi milita
nei partiti ne faccia parte ), né a personalità illustri, ma a donne e uomini
che, sulla base della loro competenza ed esperienza, anche politica,
garantiscano di assumere il vincolo verso la coalizione come
essenziale impegno di mandato;
Su questi punti proponiamo di
svolgere un confronto pubblico, in una assemblea aperta da indire entro la prima
settimana di febbraio. Ovvero prima delle scadenze previste per la conferenza
programmatica dell’Unione (11 febbraio) e la presentazione delle liste (22
febbraio).
Chiediamo ai partiti dell’Unione, a
livello cittadino e regionale, di rendersi disponibili a questo confronto e
auspichiamo che analoghe iniziative siano assunte in altre città e regioni
d’Italia.
Per sottoscrivere la lettera
scrivere all’indirizzo unirsi@katamail.com